Il nuovo Decreto-Legge n. 42/2026 interviene in modo significativo sul piano Transizione 5.0.
Per molte aziende che hanno investito in macchinari, automazione e sistemi di efficientamento energetico, arriva ora una novità importante: il credito d’imposta non viene cancellato, ma ridistribuito in base alle risorse effettivamente disponibili.
Cosa cambia
Il punto centrale del decreto è il cosiddetto “riparto del credito”:
- Le imprese che avevano presentato domanda e ottenuto idoneità tecnica dal GSE
- ma che erano rimaste escluse per esaurimento fondi
riceveranno comunque il beneficio, ma in misura ridotta.
👉 La percentuale riconosciuta è pari a 89,77% del credito d’imposta richiesto
In pratica:
- non si perde completamente l’incentivo
- ma viene ridimensionato proporzionalmente alle risorse disponibili
Chi riguarda questa misura
La norma interessa principalmente:
- imprese manifatturiere e industriali
- aziende che hanno investito in beni strumentali 4.0 e 5.0
- progetti con certificazione di risparmio energetico
- investimenti già validati dal GSE ma rimasti “in coda” per mancanza fondi
Accanto al credito principale, il decreto introduce anche un contributo aggiuntivo per chi investe in:
- impianti fotovoltaici e rinnovabili per autoconsumo
- sistemi di accumulo energetico
- tecnologie per la riduzione dei consumi
Questo incentivo è pensato per rafforzare il legame tra produzione industriale e autonomia energetica, un tema centrale per le fabbriche moderne.

